Biondo Sketches: arte visiva o fumetti online?

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Nato a Napoli l’11 Dicembre 1990 e qualche rivista indipendente, è il formato Webcomics a dare popolarità al ribelle Luca Tuccillo. Da battute divertenti a prospettive amare della sua quotidianità, in realtà il tocco di classe è la nuova scelta di colori e quella maturità acquisita nell’utilizzo di più strumenti: audio, video, timeline…I suoi fumetti borderline mi hanno incuriosito e gli ho chiesto di definirmi il confine, qualora esistesse, tra il fumetto e la sua arte visiva.

1 – Quanto c’è di fumetto nella tua arte visiva?

Beh, di “fumetto” inteso nel “senso puro del termine”, ben poco, se non il linguaggio convenzionale delle onomatopee o dei balloons. O meglio, sono sempre stato interessato al raccontare una storia con una sola immagine. La concezione di “fumetto” intesa come una successione di disegni, che accompagna la lettura passo passo, spesso iper-descrittiva non la preferisco. Anche le mie letture tendono a qualcosa che lascia sempre più spazio all’immaginazione… come un input dal quale partire, da alimentare leggendo il testo o (perché no) in un “fumetto” muto, da sviluppare con la propria fantasia. Palesare l’azione del personaggio, la trovo una gabbia che lascia poco spazio all’interpretazione personale del lettore. Quindi mi appartiene di più il concetto di “illustrazione”, che è quello che poi, è stato il mio percorso di studi. I “fumettari”, chiamati così nel gergo dell’ambiente, disegnano, disegnano… e disegnano… l’illustratore dedica tutta la sua attenzione ad una sola immagine. 

Non a caso, alcuni dei miei fumettisti preferiti, come Jean Giraud, sono (a parer mio) illustratori che fanno fumetti. 

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2 – Secondo te qual è il futuro dei fumetti?

Premettendo che fin quando ci sarà l’esigenza di raccontare qualcosa, le arti visive (e non) subiranno molte mutazioni, ma non scompariranno mai… nello specifico caso del fumetto, il cartaceo sembra star facendo lentamente posto al digitale distribuito sul web. La copia fisica stampata, sembra quasi relegata ad una nicchia di romantici feticisti dell’odore della carta (tra cui il sottoscritto). Se l’olfatto non mi convince, potrei tranquillamente riporre un libro sullo scaffale dal quale l’ho preso, te lo garantisco. La cosa mi intristisce molto (non me ne vogliano gli ambientalisti) perché trovo che il supporto sia parte integrante del valore di un disegno e la scelta della giusta carta, sarebbe una delle mie più minuziose ricerche, nel caso di una auto-pubblicazione.

3 – Cosa vuoi raccontare nei webcomics nei social media?

Io non credo di aver mai voluto raccontare qualcosa, in realtà… questo nella vita, ma puntualmente non riesco mai a non farlo. Questa imprescindibile esigenza di comunicazione, si riflette anche nei miei disegni, che diventano una sorta di “diario” delle cose che mi succedono, processate dal mio modo personale di affrontarle o intenderle. Ad ogni modo, sono sempre stato interessato agli estratti di vita quotidiana, come per tenerne traccia. Ricordo che qualche anno fa, lavoravo in uno studio grafico e mi occupavo della parte relativa all’illustrazione e non riuscivo a non disegnare in pochi minuti, chiunque mettesse piede nello studio. Probabilmente erano persone normalissime, ma io trovavo sempre qualcosa di strano che mi divertiva troppo evidenziare. Tappezzammo un muro con tutti quei foglietti.

Le sue risposte aprono molti punti discussione, non escludo come prossimo step, una esposizione personale virtuale. Cosa ne pensi di Biondo? Scrivilo nei commenti che lascerò attivi in esclusiva.